Maschere

Nelle maschere dei Merdules sono evidenti le tracce degli antichi culti del Mediterraneo arcaico, in cui risulta radicato il culto della fertilità. Col nome “Merdules” si indicano, in generale, tutte le maschere ottanesi. Il “merdule” vero e proprio porta la maschera umana, il nome (è solo un’ipotesi) si suppone che abbia origine nuragica: mere = padrone e ule = bue; quindi padrone del bue.

Sos boes” portano la maschera taurina che presenta decori e ornamenti realizzati con lo scalpello e il coltello; la figura del toro, antica divinità punico – nuragica, simbolo di forza vitale è sempre presente nella civiltà dell’intero bacino del Mediterraneo, “su boe” rappresenta l’animale che si ribella al padrone: inizialmente il suo passo cadenzato dà un particolare  ritmo ai campanacci ma poi crea scompiglio tra la gente e si scaglia contro il  merdule, suo padrone e domatore, che con il bastone “su Mazuccu” o una frusta di cuoio “sa Soca”, cerca di riportare l’ordine.

Sia i boes che i merdules vestono pelli di pecora integre di vello e portano in viso maschere di legno fatte di pero selvatico dette Carazzas (cara, in sardo, significa viso). I boes portano sulla spalla un fitto grappolo di campanacci dette sas sonazzas o su erru, i merdules a differenza dei boes, non portano campanacci.

Esiste anche una figura femminile “sa filonzana”, che rappresenta una donna triste che fila la lana col fuso;

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